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Il metodo Mezieres

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La rieducazione posturale con metodo di Mezieres

mezieresFrancoise Mezieres Cenni Storici

Era il 1947, Françoise Mézières insegnava anatomia, fisiologia e ginnastica classica alla scuola francese di ortopedia e massaggio “Via Cujas”.

Le fu inviata una giovane paziente , quarant’anni circa, magra e longilinea, che presentava una cifosi molto marcata ed una periartrite scapolo-omerale bilaterale.

Il trattamento classico con corsetto in cuoio e ferro non solo era stato inutile, ma aveva peggiorato la patologia, mettendole a vivo sette vertebre e la punta delle scapole e procurandole ecchimosi sulle spalle e sulle anche.

La Mézières osservò che se si cercava di correggere l’enorme cifosi, si otteneva una marcata iperlordosi lombare, se si cercava di appianare l’iperlordosi lombare retrovertendo il bacino con la flessione delle ginocchia sul tronco, questa iperlordosi si spostava nella zona cervicale.

Da questa esperienza, intuì che i numerosi muscoli posteriori si comportano come un unico grande e forte muscolo sul quale quindi non può essere effettuato un lavoro segmentario e soprattutto di rinforzo.

Françoise Mézières ebbe quindi il merito di aver visto ciò che era evidente, ma che nessuno ancora aveva osservato infatti il Metodo Mézières può essere definito un metodo empirico nato dall’osservazione e dall’esperienza.


Le sei leggi di Mézierès

La Mèziéres divise il corpo umano in due blocchi: blocco superiore e blocco inferiore, in base alle loro relazioni articolari, muscolari e nervose.

Il blocco superiore comprende: la testa, la cintura scapolare, l’arto superiore, il rachide dall’atlante a D7. Il blocco inferiore comprende il rachide da D7 al coccige, il bacino e gli arti inferiori.

Alcuni nervi e muscoli tuttavia sono comuni ai due blocchi e li mettono in collegamento. La conoscenza dei due blocchi è quindi fondamentale per questa tecnica poiché permette di capire il meccanismo di dolori, deformazioni e sintomatologie varie che hanno origine altrove rispetto al punto di manifestazione del sintomo e cioè quello che la Mèziéres chiamò “Riflesso antalgico a priori”.

Le prime due leggi riguardano quella che ella definì catena posteriore ossia l’insieme di muscoli posteriori della colonna vertebrale e quelli degli arti inferiori.

1° LEGGE “I numerosi muscoli posteriori si comportano come un solo ed unico muscolo”;

2° LEGGE “Questi sono troppo forti e troppo corti”

Descrisse inoltre anche la catena anteriore del collo, la catena brachiale costituita da muscoli pronatori e dal bicipite che è un rotatore esterno e infine la catena antero-interiore che comprende il muscolo diaframma, il muscolo iliaco ed il muscolo psoas.

Queste quattro catene sono strettamente interdipendenti tra di loro e quindi:muscoli della spalla

3° LEGGE: “Ogni azione localizzata, tanto in allungamento che in accorciamento provoca, istantaneamente, l’accorciamento dell’insieme della muscolatura”.

Secondo Mèziéres: “Tutto è lordosi” poiché essa è considerata la deviazione primaria e quindi l’accorciamento più evidente di una catena, tuttavia quando i muscoli della catena posteriore non possono più lordosare seguono la loro fisiologia in lateroflessione e rotazione.

4° LEGGE: “Ogni opposizione a quest’accorciamento provoca, istantaneamente delle lateroflessioni e rotazioni del rachide e degli arti”.

5° LEGGE: “La rotazione degli arti si effettua sempre verso l’interno”, poiché nella catena brachiale ci sono muscoli pronatori e nella catena posteriore relativamente agli arti inferiori ritroviamo forti rotatori interni.

Infine:

6° LEGGE: “Ogni allungamento, detorsione ,dolore, sforzo implica istantaneamente un blocco respiratorio in inspirazione”.  E’ per questo motivo che durante il trattamento si cerca di far rilasciare la muscolatura al paziente con la contrazione isometrica e l’espirazione profonda a bocca aperta.

Il metodo ha come riferimento un paragone morfologico, una forma perfetta che corrisponde al “numero d’oro” espresso con la formula: √5+1/2 = 1,618 ed è il rapporto tra due segmenti consecutivi.

Chiaramente la forma perfetta non esiste nella realtà, ma è quello a cui dobbiamo fare riferimento nel riallineare il nostro paziente.


Basi anatomiche e fisiologiche

“Il muscolo è l’organo del movimento”.

Il muscolo è formato da fasci di cellule di forma allungata (fibre muscolari), innervati dal sistema nervoso somatico o dal sistema nervoso autonomo.

Il primo è responsabile di contrazioni di tipo volontario, mentre il secondo di contrazioni involontarie. Per tale motivo, i muscoli vengono distinti in volontari, o scheletrici, e involontari, il che corrisponde anche a una differenza di tipo anatomico: i muscoli volontari sono formati da tessuto muscolare striato; quelli involontari sono costituiti da tessuto liscio o, nel caso del cuore, da tessuto striato cardiaco.

muscoli allenati

 

I muscoli volontari, formati da tessuto striato, sono composti da piccoli fasci di fibre muscolari. Ciascun fascetto è rivestito da una guaina di tessuto connettivo lasso, detta perimisio; diversi fascetti si riuniscono in un fascio più grande, che costituisce il muscolo vero e proprio, anch’esso dotato di una guaina connettivale (epimisio).

 

Il muscolo può avere la forma di un fuso, con un ventre e due estremità allungate, e in tal caso si inserisce allo scheletro mediante i tendini, robusti cordoni di tessuto connettivo denso.

Hanno invece una forma laminare i muscoli che costituiscono la parete dell’addome; in tal caso, non vi sono tendini ma strutture di natura connettivale (aponeurosi) che permettono il diretto inserimento dei muscoli alle ossa.

  • La tonicità: Anche quando l’organismo è in condizioni di riposo, alcune unità motorie in modo alterno sono in stato di contrazione, e determinano quello che viene indicato come tono muscolare. Nei muscoli, cioè, sussiste uno stato di tensione che è responsabile del mantenimento della postura. Ciascuna parte del corpo segnala continuamente al sistema nervoso centrale il proprio stato attraverso recettori sensoriali detti propriocettori; il sistema nervoso, a sua volta, invia ai muscoli, attraverso i motoneuroni, gli impulsi di risposta che determinano il mantenimento del tono. Il tono muscolare scompare totalmente alla morte.
  • Contrazione isotonica, statica concentrica o in corsa interna: Si ottiene quando un muscolo avvicina le sue inserzioni. Il muscolo si irrigidisce, si globulizza, si ispessisce, guadagna in forza ma non in flessibilità ed elasticità.
  • Contrazione isometrica, statica eccentrica o in corsa esterna: Si ottiene quando il muscolo tende ad avvicinare le proprie inserzioni contro una forza esterna o quando si oppone ad un’elongazione o stiramento. Le fibre a contrazione lenta di tipo I (più scure) si contraggono e le fibre a contrazione rapida di tipo II (più chiare) vengono stirate.  Il muscolo guadagna in forza ed in elasticità e flessibilità e diventa lungo e sottile.
  • Muscoli mono-articolari e poliarticolari: I muscoli possono essere monoarticolari quando si inseriscono attraverso i tendini su due segmenti adiacenti ed attraversano una sola articolazione; sono invece poliarticolari i lunghi muscoli che attraversano più articolazioni. Quando più muscoli si succedono formano una struttura “a tegole”, un sistema a catena, dove ogni muscolo è interdipendente dal resto del sistema. Chiaramente i muscoli mono articolari hanno una funzione, mentre i poliarticolari hanno due o addirittura tre funzioni in base alla loro direzione. E’inoltre importante ricordare che: Muscoli mono-articolari situati in piani opposti sono antagonisti; muscoli poliarticolari situati in piani opposti sono antagonisti per una delle loro funzioni e agonisti per le altre.

Il Trattamento

La prima seduta di un trattamento Mézières comincia sempre con una meticolosa anamnesi ed un accurato e preciso esame obiettivo del paziente.

L’anamnesi ci permette di avere una visione più ampia dei processi traumatici e patologici pregressi e in atto del nostro paziente, ed è inoltre fondamentale poiché può informare su patologie che possono rappresentare un campanello d’allarme se non una controindicazione al trattamento.

Successivamente si effettua l’esame obiettivo. Il paziente viene esaminato inizialmente in piedi: di fronte, nei due profili, di spalle e in posizione plantigrada.paziente in posizione eretta

In queste posizioni si chiede al paziente di tenere uniti i piedi medialmente dai talloni agli alluci; in queste posizioni devono essere valutati dimorfismi, asimmetrie e compensazioni di tutte le articolazioni. In seguito il paziente verrà esaminato in posizione supina ponendo in tensione la propria catena posteriore.

In questa posizione si analizzeranno oltre che ulteriori compensazioni e dimorfismi, anche l’attitudine respiratoria e inoltre si procederà con la palpazione delle prime vertebre cervicali.

Durante lo svolgimento dell’esame obiettivo il fisioterapista compilerà una scheda personale dove verranno annotatate tutte le problematiche relative al paziente emerse dall’anamnesi e dall’esame obiettivo. Normalmente è buona norma rieffettuare questa osservazione dopo un certo numero di sedute.

In seguito si procede con il trattamento che deve essere specifico e personalizzato in base alle problematiche del paziente.

Il primo passo per un buon trattamento è l’educazione alla respirazione, che in questo caso diviene un mezzo per ottenere una buona forma della cassa toracica: “Buona forma = Buona funzione”.

La 6° legge, come già sappiamo, enuncia che: “Ogni allungamento, detorsione,dolore,sforzo implica istantaneamente un blocco respiratorio in inspirazione”, ed è per questo motivo che, il metodo Mézières si rivolge esclusivamente all’espirazione, che il paziente deve eseguire per tutta la durata del trattamento in modo lento, profondo e prolungato.

L’espirazione lenta e prolungata verrà eseguita costantemente dal paziente, mentre egli stesso manterrà la postura che il terapista riterrà più idonea al fine di correggere le proprie asimmetrie compensazioni e dimorfismi.

Lo scopo del trattamento Mézières è quello di allungare, detorcere e lordosare l’intera catena muscolare contemporaneamente. I muscoli motori sono gli organi del movimento, ma se i loro antagonisti non si rilasciano diventano freni del movimento ed essi non possono muoversi.

Alla base della riuscita del trattamento ci deve essere l’allungamento delle catene muscolari che se troppo corte e forti implicano la comparsa dei dimorfismi e l’instaurazione della patologia. Nel metodo mézières esistono delle chiavi e delle posture proprie della tecnica.

Le chiavi sono veri e propri strumenti correttivi ed anche diagnostici, e sono:

  • La retropulsione dell’occipite: Si ottiene con l’elevazione dell’occipite nel piano scapolare e del sacro, e si effettua ravvicinando il mento al collo. Questa chiave fa appello ai muscoli precervicali ed intrattiene il sollevamento di tutta la parte anteriore del torace. Cancella la lordosi cervicale, ma accresce per compensazione la lordosi lombare che si estende fino alla zona dorsale. L’inversione della colonna dorsale è responsabile della proiezione anteriore della regione sottomammaria ed è ciò che va evitato.
  •  La Rotazione della testa: Questa chiave, viene utilizzata per la correzioni delle prime vertebre cervicali. Produce, dal lato opposto, un’elevazione della metà anteriore del torace. Bisogna impedire che la spalla dal lato opposto alla rotazione sia trattenuta in avanti. Come risposta evocata ineluttabile si ha la propulsione dell’emitorace controlaterale.
  • L’inclinazione della testa: Questa chiave produce, dal lato opposto, un’espansione del contorno laterale, mentre omolateralmente il contorno si restringe. Intrattiene inoltre controlateralmente, un elevazione del bacino. L’espansione dell’emitorace controlaterale è una risposta evocata ineluttabile.
  • L’inclinazione della testa: Questa chiave produce, dal lato opposto, un’espansione del contorno laterale, mentre omolateralmente il contorno si restringe. Intrattiene inoltre controlateralmente, un elevazione del bacino. L’espansione dell’emitorace controlaterale è una risposta evocata ineluttabile.
  • Abduzione dell’arto superiore in rotazione mediale: Questa chiave da come risposta evocata ineluttabile, l’espansione dell’emitorace omolaterale.
  • Elevazione dell’arto superiore in rotazione laterale: La risposta evocata ineluttabile di questa chiave è la propulsione dell’emitorace omolaterale.
  • Elevazione bilaterale degli arti inferiori: Ci permette di verificare la lunghezza degli arti inferiori, i gradi di flessione dell’anca e la flessione e la rotazione mediale delle ginocchia che va evitata.

Nell’utilizzare le chiavi è importante tener conto delle risposte evocate aleatorie al livello degli altri segmenti corporei, in base alla chiave utilizzata per il trattamento.

Nell’utilizzare le chiavi è importante tener conto delle risposte evocate aleatorie al livello degli altri segmenti corporei, in base alla chiave utilizzata per il trattamento.


 Le posture

Le posture sono alla base del metodo Mézières e sono posture di stiramento assiale, con le quali il paziente gradualmente riallinea e allunga il suo corpo, che per ragioni diverse non lo era più.

Le posture vengono effettuate:

  • in posizione eretta con il tronco flesso in avanti portando quindi sullo stesso piano anche, scapole e occipite, oppure· eretta in estensione assiale.
  • in posizione seduta, molto utile nel trattamento delle scoliosi.
  • Supina con le sue varianti; il paziente può essere disteso al suolo, in decubito dorsale, arti inferiori allungati oppure disteso al suolo, decubito dorsale, anche e ginocchia flesse appoggiati al suolo o ancora la postura in decubito dorsale, anche flesse a 90°, ginocchia tese ed arti inferiori sollevati in verticale.postura supina mezieres

Il paziente riuscirà in modo progressivo a mantenere la postura per tutta la durata di una seduta. Curare un paziente con il metodo Mézières comporta molto tempo, molta partecipazione da parte del paziente e del fisioterapista e la frequenza di una volta a settimana.

Potrebbero verificarsi nel corso del trattamento o nelle 24/48 ore successive allo stesso delle sintomatologie meccaniche come l’indolenzimento, ricomparsa dei vecchi dolori, comparsa di dolori sconosciuti al soggetto, comparsa di crampi oppure disturbi  neurovegetativi come  freddo, fame, sete, sonno, riso, pianto e vertigini.

Tutte queste reazioni sono un buon segno ed esprimono la liberazione delle tensioni muscolari e psichiche con conseguenze riflesse sul sistema neurovegetativo, quindi anche circolatorio.


Indicazioni e controindicazioni

Questo metodo è indicato per tutte le problematiche dolorose di origine ortopedica, traumatica, muscolare, reumatica, neurologica o nevralgica.

E’controindicato nei primi 3 mesi di gravidanza, durante stati infettivi ed infiammatori acuti, in presenza di sindromi tumorali, malattie degenerative del muscolo e stati psicotici.

Conclusioni

Françoise Mézières ha il merito di averci fornito un valido mezzo, il suo metodo, per curare tutti quei dimorfismi e tutte quelle patologie che si instaurano a partire da una forte ipertonia delle catene muscolari.

Il suo metodo mira all’elasticità ed all’allungamento muscolare, mai al rinforzo analitico del muscolo. Il trattamento si avvale di chiavi e posture correttive che devono essere mantenute in espirazione profonda e prolungata per tutta la durata del trattamento.

Bibliografia

  1. MEZIERES F. : “L’Originalitè de la méthode Mézières” 1984.
  2. Retour à l’harmonie morphologique par une rééducation spécialiséé; Exposé fait au Centre Homéopathique de France, 1967, rééd. “Congrès Mézières”, mai 1978.
  3. DENYS-STRUYF G.: “Le Manuel du mézièriste”, Tome I Édition Frison-Roche, Paris,1995.
  4. DENYS-STRUYF G.: “Le Manuel du mézièriste”, Tome II Édition Frison-Roche, Paris,1996.
  5. PINTUS A.-FOZZI M.P.: “Approccio alla metodologia di Mézièrez”; Atti del III corso di aggiornamento in medicina riabilitativa. A cura del Dr.DODJ SPAGNOLINI 1989-1990 Roma U.S.L RM . 10.

Riccardo Lazzari

Physiolab Roma
Fisioterapia e Riabilitazione
Clinica Villa Salaria